Riassunto
Il blind tennis è uno sport ancora poco conosciuto in Italia, ma capace di unire tecnica, concentrazione e inclusione. Nato in Giappone, si gioca con una pallina dotata di sonagli che permette agli atleti ciechi e ipovedenti di orientarsi in campo.
Attraverso la testimonianza di Luca Parravano scopriamo le sfide di questo sport oggi — dalla carenza di atleti alla mancanza di supporti — ma anche il suo grande potenziale.
Un’occasione concreta per avvicinarsi a questa realtà sarà la Fase Finale del Campionato Italiano, che si terrà a Milano il 9 e 10 maggio. Un invito aperto a conoscere, sostenere e vivere da vicino uno sport che merita più spazio. 💛
Il suono che cambia il gioco: il blind tennis e la storia di Luca
Ci sono sport che si guardano.
E poi ci sono sport che si ascoltano.
Il blind tennis appartiene alla seconda categoria: qui il suono della pallina guida i movimenti, orienta il corpo, accende l’intuizione. È uno sport poco conosciuto in Italia, ma con una storia potente e un’energia capace di cambiare prospettive.
A raccontarcelo è Luca Parravano, referente della disciplina per il Gruppo Sportivi Non Vedenti Milano, realtà affiliata alla FISPIC e attiva nella promozione di diverse discipline sportive per persone cieche e ipovedenti, tra cui anche il baseball.
La sua non è solo una testimonianza sportiva. È una riflessione concreta su inclusione, opportunità e futuro.
Cos’è il blind tennis?
Il blind tennis nasce circa 40 anni fa in Giappone, dall’intuizione di un giovane tennista che, dopo aver perso la vista, decise di non rinunciare alla sua passione. L’idea fu semplice e rivoluzionaria: inserire dei sonagli all’interno della pallina, rendendola percepibile attraverso il suono.
Nel tempo il gioco si è strutturato con regole adattate: più rimbalzi in base al grado di disabilità visiva, linee tattili sul campo, classificazioni per garantire equità.
In Italia è arrivato nel 2017, soprattutto al Nord. Oggi conta appena 20-30 atleti attivi: un numero che racconta quanto sia ancora poco conosciuto. L’età media è alta e i giovani faticano ad avvicinarsi, complice la mancanza di informazioni, di percorsi scolastici realmente inclusivi sul piano sportivo e di soluzioni pratiche come i trasporti. Il risultato? Meno occasioni di scoperta e meno nuovi atleti.
Classificazioni e il tanto atteso campionato di maggio
Il blind tennis prevede diverse categorie:
- la categoria B1 – dentro la quale giocano atleti ciechi assoluti come Luca;
- le categorie B2, B3, B4 – dentro alle quali giocano atleti ipovedenti con diverso residuo visivo.
Luca ci racconta che per chi gioca nella categoria B1 il campo è più piccolo (6×12 metri), mentre per le altre categorie si avvicina alle dimensioni regolamentari.
A Milano, lui e i compagni si allenano in zona Loreto e proprio qui, il 9 e 10 maggio, presso la Scuola Secondaria S. Caterina da Siena, si terranno le finali di campionato per la categoria B1 grazie alla disponibilità a titolo gratuito della struttura.
Le categorie B2, B3 e B4, invece, giocheranno nelle stesse date affittando un centro sportivo dedicato. Nonostante le difficoltà organizzative e la scarsità di incentivi, soprattutto per le categorie di giocatori ipovedenti, il campionato si farà: atleti da tutta Italia arriveranno per scendere in campo, autofinanziandosi viaggi e trasferte. Un segnale chiaro di quanto questo sport sia vivo e sentito, anche quando le risorse sono poche.
La storia di Luca: una nuova prospettiva
Luca è arrivato a Milano nel 2020. Ha perso la vista da adulto, a causa di una malattia genetica retinica, in modo graduale. Questo gli ha permesso di affrontare il cambiamento con consapevolezza, riorganizzando la sua vita passo dopo passo.
È stata la sua compagna a introdurlo al blind tennis. Dopo una prima stagione a Roma, è entrato nella squadra di Lampi ASD Milano, dove ha iniziato la sua carriera sportiva praticando il baseball per ciechi per poi passare anche al blind tennis. Dal 2021 scende in campo con continuità e passione per entrambi gli sport.
Durante la chiaccherata dice una cosa che ci colpisce: “riesco a fare più cose di prima. Non grazie alla disabilità, ma grazie alle opportunità e alle relazioni che lo sport gli ha aperto.” La cecità per Luca non è stata un punto di forza, certo, ma senz’altro un punto di svolta dal quale lui è riuscito a cogliere dei segnali positivi.
Ha voluto raccontarsi proprio per questo: per dare una chance a uno sport che gli ha cambiato la vita e che merita di essere conosciuto.
Perché il blind tennis non è solo una disciplina. È uno spazio di autonomia, crescita e possibilità. E forse il suo futuro parte proprio da qui: da chi sceglie di ascoltarlo, sostenerlo e — il 9 e 10 maggio — venire a viverlo dal vivo. 💛
Tutte le info dettagliate dell’evento sul sito https://www.gsdnonvedentimilano.org/
Speriamo di vedervi in tanti.
A presto 💛
