Nel 2026 l’Italia ospita uno degli eventi sportivi più potenti e trasformativi al mondo: le Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
Non solo una competizione internazionale, ma un’occasione collettiva per ripensare il concetto di limite, corpo e possibilità. Le Paralimpiadi non raccontano “storie di riscatto”. Raccontano storie di sport vero, dove tecnica, preparazione e strategia contano quanto – se non più – di qualsiasi altra gara.
Le discipline in gioco nell’edizione 2026
Adattamento, precisione, spettacolo.
Alle Paralimpiadi invernali si incontrano atleti con disabilità fisiche e visive che portano in gara molto più di una prestazione: ingegno, tecnica e passione autentica.
Sono discipline in cui l’innovazione tecnologica dialoga con l’abilità personale, e dove ogni discesa, tiro o traiettoria racconta un modo diverso di vivere lo sport — e, in fondo, il mondo.
Le discipline paralimpiche di questa edizione sono sei, diverse tra loro ma unite dallo stesso principio di equità:
1. Sci alpino paralimpico – con categorie per atleti seduti, in piedi e ipovedenti
2. Sci di fondo paralimpico – resistenza, ritmo e lavoro di squadra, anche con guide per atleti non vedenti
3. Snowboard paralimpico – una delle discipline più giovani, dinamiche e spettacolari;
4. Para biathlon – sci di fondo e tiro, con sistemi acustici che guidano gli atleti ciechi;
5. Hockey su slitta – velocità, contatto e intensità, senza compromessi;
6. Curling in carrozzina – strategia pura, precisione millimetrica, nessuna spinta con i piedi.
È vero: sono sport molto diversi tra loro, che richiedono competenze, allenamenti e abilità specifiche. Ma c’è una cosa fondamentale da ricordare: ogni disciplina è progettata per garantire equità, non facilitazioni. Le regole non abbassano l’asticella — livellano le condizioni di partenza, lasciando che siano talento, preparazione e visione di gioco a fare la differenza.
E della disabilità cognitiva, in questa edizione dei Giochi, se ne parla?
Certo che sì, anche se in modo più discreto. La sua presenza nello sport internazionale esiste e continua a evolversi, attraverso percorsi, regole e contesti che cercano di tenere insieme inclusione ed equità competitiva. È una dimensione meno visibile, ma parte dello stesso racconto più ampio: quello di uno sport che prova, passo dopo passo, ad allargare il proprio sguardo e i propri confini.
A dimostrarlo c’è anche Special Olympics World Winter Games Torino 2025, che ha riportato al centro dell’attenzione lo sport per atleti con disabilità intellettiva, mostrando quanto questo linguaggio sia già vivo, strutturato e capace di generare partecipazione reale. Torino, in questo senso, è diventata un punto di riferimento: non un’alternativa, ma una parte integrante dello stesso movimento culturale che usa lo sport per creare riconoscimento, relazione e spazio condiviso.
Un segnale chiaro che l’inclusione non passa necessariamente da un unico evento come le Paralimpiadi, ma da ecosistemi diversi che dialogano tra loro, rafforzandosi a vicenda.
Curiosità che (forse) non sai sulle Paralimpiadi
1. Le classificazioni sono invisibili, ma fondamentali
Gli atleti sono suddivisi in classi funzionali, non in base alla disabilità in sé, ma a come questa incide sul gesto sportivo. Un lavoro tecnico e medico complesso, spesso poco raccontato.
2. La tecnologia è pensata su misura
Monosci, slitte, protesi, sedute: molti strumenti vengono personalizzati sull’atleta, come un abito sartoriale. L’attrezzatura non “aiuta”: permette di esprimere il massimo.
3. Le guide giocano tanto quanto gli atleti, ma non vincono medaglie
Negli sport per non vedenti, le guide sono fondamentali: sciano davanti all’atleta e comunicano ogni movimento. Senza di loro, la gara non esiste. Eppure, restano spesso fuori dai riflettori.
4. Nelle Paralimpiadi i record possono valere doppio
In alcune discipline, i tempi e le performance sono paragonabili – o superiori – a quelli olimpici. Non è una metafora: è sport ad altissimo livello.
Sport e accessibilità il nostro binomio preferito
Quest’anno — come in quelli passati — lo sport ha continuato a tornare da noi, quasi a bussare. Lo abbiamo incontrato nelle voci e nelle storie dei ragazzi di OltreSport e di Snakes Milano, ma anche sul campo, attraverso il baskin: una disciplina che sentiamo particolarmente vicina perché racconta, meglio di mille parole, cosa significa adattare il gioco senza snaturarne l’anima.
E poi ci sono stati altri incontri, altre scoperte. Il Blind Tennis, il Baseball e il Pickleball hanno animato le giornate degli Embrace Day di ottobre 2025, trasformando lo sport in uno spazio di curiosità, partecipazione e sorpresa. Discipline diverse, approcci nuovi, ma un effetto comune: coinvolgere, accendere interesse, e scaldare i cuori di chi c’era.
Momenti che ci hanno ricordato perché continuiamo a parlare di sport: non solo per quello che si gioca, ma per tutto ciò che riesce a mettere in movimento, dentro e fuori dal campo.
E poi accanto allo sport praticato e vissuto, abbiamo a cuore anche lo sport raccontato.
Le storie, le parole, le esperienze che passano dai libri: alcune le abbiamo già consigliate sui nostri social, altre continueremo a suggerirle, perché la lettura resta per noi un altro modo potente per cambiare prospettiva, allenare lo sguardo e ampliare l’idea di possibilità.
Per noi, oggi più che mai, sport e accessibilità sono un binomio inscindibile.
Un linguaggio universale che unisce corpi, esperienze e prospettive diverse.
Ed è con questo sguardo che guardiamo anche alle Paralimpiadi: come a una fonte di ispirazione continua. Sperando di poter raccontare ancora molte esperienze che, se non sempre degne di medaglia, sono sicuramente degne di attenzione, ascolto e interesse. 🙂
